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Guida alle botaniche del Gin: il mondo balsamico

Onda Lunga
24 settembre 2020
botaniche balsamiche pino mugo

Negli ultimi anni il mercato del gin ha visto un affacciarsi quotidiano di nuove referenze e nuovi produttori, in una gara continua alla ricerca di idee originali, proposte innovative e soprattutto, conditio sine qua non, botaniche caratterizzanti.

 

Tra quelle più utilizzate ed esplorate insieme agli agrumi ci sono senza dubbio le botaniche balsamiche. Se state pensando all'aceto siete fuori strada, ma se il pensiero è corso subito alla montagna e alle caramelle per la gola avete vinto!

 

Le botaniche balsamiche sono resine, oli volatili, acidi aromatici, secrete dalle gemme o dal tronco delle piante, specialmente quelle alpine, dotate di proprietà medicinali o genericamente lenitive e molto utilizzate in fitoterapia per il benessere delle vie aeree.

 

Tradizione italiana sono infatti le grappe con infuse le resine di erbe e piante alpine, le cui  proprietà producono un effetto benefico sull’organismo e possono contribuire al sostegno delle difese immunitarie.

 

Non pensiamo però a gin curativi, quello che interessa ai master distiller è il profilo aromatico delle botaniche e non quello fitoterapico, anche perché ci sono limitati periodi dell'anno in cui una pianta presenta la più alta concentrazione di principi attivi ed è pertanto ideale da raccogliere a scopi fitoterapici o medicinali, il cosiddetto tempo balsamico.

Il tempo balsamico delle erbe non è fisso, ma dipende da diversi fattori come condizioni climatiche e geografiche.

 

Ci sono alcune botaniche balsamiche ricorrenti in molti gin di nuova produzione, ecco qualche esempio:

 

L' eucalipto, originario del continente australiano, è ormai diffuso in quasi in tutto il mondo. In Italia è stato importato durante il Ventennio soprattutto nella zona dell'Agro Pontino e in Sardegna, dove rappresenta una fonte nettarifera importante per la sopravvivenza delle api . Qui il miele di eucalipto rappresenta il 50% della produzione di miele isolano. Le parti della pianta sfruttate nella produzione del gin sono le foglie, ricche di polifenoli e di un olio essenziale.

 

Il pino è un albero sempreverde di cui esistono diverse varietà: quelle più utilizzate come botaniche sono il pino marittimo, mugo e silvestre, i cui aghi e gemme sono ricche di resina e oli essenziali.

 

L’abete bianco è una maestosa conifera normalmente diffusa nelle montagne e nelle foreste dell’emisfero boreale. Simbolo per eccellenza del Natale, della luce e della rinascita, l’abete è rimasto, presso i popoli germanici, il re incontrastato delle foreste di montagna. L’olio balsamico estratto dagli aghi e dalle gemme della pianta è ingrediente fondamentale di molti gin con sentori balsamici.

 

Il cedro del Libano è un albero che ha origini antichissime, il cui pregiato legname viene citato anche nell’Antico Testamento: questa conifera ha una struttura imponente e può raggiungere anche i 40 metri d’altezza. Anche in questo caso la forte balsamicità è data dall'olio essenziale estratto dalle sue gemme 

 

Gli antichi attribuivano all’Angelica selvatica proprietà quasi miracolose: pensavano fosse in grado di debellare la peste, neutralizzare gli effetti dei veleni, prolungare la durata della vita. Oggi la considerazione di questa pianta, ingrediente classico del gin, si è un po' ridimensionata, ma i suoi  frutti e le radici, quando essiccati, sono largamente utilizzati per il loro sentore balsamico.

 

Chiudiamo con  il Timo, la pianta balsamica per eccellenza. I suoi fiori, raccolti tra maggio e agosto, sono noti fin dall'antichità per il loro potere balsamico. Il nome del genere (Thymus) deriva da un antico nome greco, θύμον, il cui significato è “forza”, “coraggio”, qualità che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo.



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